Impostare l’analisi del gioco: consigli pratici

Molti giocatori hanno un approccio troppo orientato ai risultati quando analizzano le proprie mani giocate; in particolare tendono a focalizzarsi sui piatti grossi persi e su decisioni che sono molto marginali e/o poco frequenti.

Per massimizzare l’effetto benefico che la revisione delle mani può avere sul nostro gioco è importante lavorare su situazioni che si verificano frequentemente e avere una chiara idea del contesto in cui ci troviamo, in modo da sviluppare una risposta intuitiva quando siamo ai tavoli.

Questo lavoro deve essere fatto in post-sessione, poiché richiede ingenti risorse mentali e quando si sta giocando è meglio focalizzarsi su quello su cui si è già preparati, prendendoci qualche secondo in più solo quando la situazione lo richiede. Diventata un’abitudine durante la sessione svilupperemo delle intuizioni funzionali a situazioni specifiche sulla base delle schematizzazioni che abbiamo fatto in fase di revisione.

È fondamentale analizzare pochissime mani per volta, dando priorità alla qualità del lavoro e non alla quantità; anche una singola mano è sufficiente purché l’analisi sia approfondita e funzionale.

L’unica eccezione è l’analisi finalizzata a scoprire tendenze particolari del field o di avversari specifici: in questi casi è più utile filtrare determinate dinamiche (ad es. i check-raise al flop) e cercare di raccogliere quante più informazioni possibili dagli showdown. Uno showdown dà sempre più informazioni rispetto alle statistiche dell’HUD, ma bisogna fare attenzione a non fare delle assunzioni troppo forti: è possibile che un giocatore fosse in tilt o non avesse idea di come giocare un determinato spot e che sia migliorato o che abbia cambiato la propria strategia nel corso del tempo.

Innanzitutto, è importante essere consapevoli delle nostre attuali competenze: se non abbiamo una chiara idea di come costruire i range in determinate situazioni non possiamo pensare a possibili exploit da utilizzare; piuttosto dovremmo cercare di avere un quadro preciso della dinamica in questione.

Dobbiamo dare priorità alla conoscenza dei range e a come essi interagiscono sulle varie texture. Questo lavoro deve partire dal preflop e continuare fino al river.

Alcune considerazioni utili in fase di analisi

Alcune considerazioni che possiamo fare sul preflop sono:

-Il mio avversario gioca in 3bet o fold da questa posizione o ha anche un range di flat?

-Il mio avversario gioca gli stessi range a prescindere dalla conformazione del tavolo o si adatta per cercare di isolarsi o di giocare più piatti con il giocatore occasionale? In tal caso in che modo va a deviare dalla sua strategia abituale?

Per poter rispondere a queste domande è necessario avere un quadro chiaro del preflop e anche delle tendenze del giocatore in questione. Qualora avessimo un campione di mani ridotto potremmo assegnare tendenze comuni a quelle del field agli avversari sui quali non abbiamo particolari informazioni. Se dovessero emergere delle deviazioni significative dovremmo cercare di elaborare possibili exploit sia contro la parte più debole, che contro quella più forte delle linee sbilanciate.

Un altro aspetto importante in fase di analisi è quello di cercare di sviluppare la mano considerando diversi scenari possibili: possiamo chiederci come giocheremmo il nostro range in caso di turn blank, in caso si chiudano possibili progetti di colore o di scala, che size sarebbe più opportuna utilizzare con il nostro range, ecc. Studiare in questo modo porta a identificare più facilmente le situazioni quando giochiamo e a sviluppare risposte intuitive in situazioni simili. Tali intuizioni dovranno essere valutate e messe in discussione prima di diventare parte stabile della nostra strategia.

Se abbiamo giocato tante mani contro alcuni avversari possiamo anche chiederci qual è la nostra immagine ai loro occhi/la loro immagine ai nostri occhi e se possiamo sfruttare questa lettura per effettuare delle leggere deviazioni dalla nostra strategia abituale, in modo di guadagnare un leggero margine.

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La GTO è come la meccanica quantistica

“Credo di poter affermare con certezza che nessuno comprende davvero la meccanica quantistica”. Così affermava Richard Feynman, scienziato statunitense premio Nobel per la fisica del 1965. Oggi nel 2020 possiamo dire più o meno la stessa cosa riguardo la GTO.

La meccanica quantistica e la GTO hanno sicuramente in comune il fatto di essere molto complesse e a volte controintuitive per il cervello umano, anche per i più esperti e con una matematica davvero avanzata. Per quanto riguarda la GTO in realtà la matematica alla base non è poi così complessa, dato che è il semplice frutto dell’equilibrio di Nash e più in generale della teoria dei giochi applicata ad un qualsiasi gioco a somma zero, come appunto il poker. In una partita ipotetica in cui si affrontano un qualsiasi numero di giocatori che applicano una strategia GTO perfetta, tutti i giocatori (al netto della rake), finiranno nel lungo periodo ad avere risultati esattamente breakeven, ovvero nessun giocatore avrà l’opportunità di avere un qualsiasi edge su nessun avversario.

Giocare una GTO perfetta è la soluzione migliore?

No. O meglio dipende. In un mondo virtuale in cui stiamo giocando in un tavolo in cui tutti i nostri avversari giocano una strategia ottimale perfetta, allora la miglior controstrategia che potremo adottare sarà proprio una perfetta GTO. A questo punto sorgono però due grossi problemi:
– Nel mondo reale i nostri avversari non giocano una strategia neanche lontanamente approssimabile alla perfetta GTO in quanto esseri umani
– Anche noi, volendo provare e studiare non potremo mai essere in grado di giocare una GTO perfetta in quanto esseri umani.

Un esempio pratico

Per rendere meglio l’idea di quanto detto vi porto un esempio di cosa voglia dire essere in grado di giocare una strategia ottimale perfetta; per farlo prendo uno spot a caso, visto che non ci interessa nello specifico quello che il solver in questione ci dice, ma il come.

Prendiamo uno spot da BB in cui dobbiamo affrontare un raise, dato quindi esattamente il range (che non possiamo sapere esattamente con certezza visto che possiamo solo stimare e quindi approssimare il range avversario), e data la size sappiamo che da GTO dobbiamo difendere questo range:

range di flat da BB vs open

Già dal preflop possiamo subito intuire che sarà pressoché impossibile imparare che 54s vada callata solo il 64.2% delle volte, mentre 96s 80.8% e 74s il 99.1%. Già dal primo step capiamo che dovremo necessariamente fare degli arrotondamenti; ma andiamo avanti, arriviamo al flop che recita 9 8 3 con un flushdraw a picche e affrontiamo una cbet di 2/3 pot, dopo aver checkato.

difesa vs cbet 66% pot

Qui le cose iniziano a complicarsi ulteriormente, dovremo sapere che Q9o andrà giocata in raise il 19.5% delle volte, mentre le rimanenti saranno dei call; questo è però una frequenza della totalità delle combo di Q9o che non vanno giocate tutte allo stesso modo; infatti le combo con la Q di picche avranno una frequenza di raise più alta delle altre, le quali andranno quindi giocate più spesso in call. Poi cè da fare lo stesso discorso per tutte le altre combo che compongono il nostro range.

Una volta fatto questo passo dovremo farlo per tutte le altre linee che terrà il nostro avversario, per esempio una bet più piccola, o più grossa, sapendo anche che se lui aggiunge un’ulteriore opzione di size nella sua strategia, il suo range che compone ogni sua cbet cambia e quindi cambierà di conseguenza la nostra strategia con cui affrontare le sue bet.

A questo punto arriva il turn. Al turn dobbiamo sapere come giocare ogni singola combo su ogni singolo turn possibile dopo ogni singola action possibile accaduta al flop.

In ultimo arriva il river, che funziona allo stesso modo del turn e che aggiunge una miriade di possibilità in più ad ogni possibile strada che la mano poteva aver preso tra flop e turn.

Alla fine della mano ci siamo resi conto già che tutto ciò non è alla portata del cervello umano perché le variabili in gioco sono davvero troppe, ma questa era ancora la parte facile! La vera parte difficile è che il discorso fatto nel nostro esempio va fatto su tutti i 1755 flop possibili strategicamente diversi e di tutti i possibili spot, range avversari, stack size, situazioni di ICM, ecc.

La GTO nel mondo reale è utilizzabile?

La risposta in breve è: Sì, ma a certe condizioni.

Se vogliamo cercare di avere un approccio “GTO based”, cioè quindi creare delle strategie con basi matematiche solide alle spalle, dobbiamo per forza di cose trovare dei compromessi che le rendano:
– creabile
– studiabile
– applicabile

Il primo step è il più facile, in quanto per creare delle strategie con un certo grado di accuratezza esistono diversi solver; dovremo solamente imparare ad usarli bene, ma da quello che si vede in giro probabilmente anche questo primo punto non è di comune comprensione.

Il secondo e il terzo invece sono quelli cruciali, perché impongono di dover creare delle strategie subottimali semplificate sia nella scelta delle size sia nella scelta tra strategie pure piuttosto che a frequenze mixate, ma che non vadano a sacrificare troppa EV rispetto al punto di partenza teorico ottimale. Queste strategie avranno quindi due caratteristiche che le differenziano dalla GTO pura:

– EV più bassa
– livello di complessità più basso

Il compromesso nel mondo reale

Le due caratteristiche sopra citate delle strategie subottimali portano inevitabilemte ad una sola conclusione, ovvero che queste strategie sono attuabili con una certa approsimazione nei tavoli reali e l’obiettivo è trovare il giusto compromesso tra livello di complessità della strategia (ovvero numero di errori che andremo a commettere in game), e sacrificio di EV rispetto alla più complicata strategia ottimale teorica.

Per rendere meglio l’idea facciamo un esempio numerico teorico: prendiamo per esempio una strategia GTO che ha EV 100 (numero teorico che ci serve per rendere comprensibili i calcoli), a cui dovremo togliere per esempio 25 a causa degli errori che andremo inevitabilmente a commettere data l’alta complessità della strategia. L’EV reale di questa strategia GTO sarà pertanto 100 – 25 = 75. All’opposto potremmo avere una strategia super semplice che prevede di giocare in bet ATC tutte le street di tutti gli spot con tutte le nostro combo; questa strategia avrà un’EV bassissima, per esempio 5. A questi 5 però non dovremo sottrarre nulla dato che sarà praticamente impossibile sbagliare, basta cliccare sempre il tasto BET. Questa strategia avrà quindi un’EV di 5. Nel mezzo ci stanno gli infiniti compromessi e il nostro obiettivo è trovare una strategia con EV reale maggiore di 75, nonostante l’EV teorica sia sicuramente minore di 100 (la GTO ha sempre l’EV teorica massima possibile). Dovremo quindi cercare una strategia che ha un’EV per esempio di 85 a cui dobbiamo togliere solo 5 causati dagli errori molto più rari data la semplicità della nostra strategia, avendo così un’EV reale di 80, che risulta quindi maggiore della GTO.

Un tipico esempio di strategie semplificate è uno spot in cui andiamo ad effettuare una cbet in posizione al flop con tutto il range e con size piccola su quei board che ci avvantaggiano maggiormente, senza così dover perdere tempo ad usare doppia size a frequenze mixate per prendere un piccolissimo vantaggio in più con il top del nostro range. Inoltre questa opzione richiede bilanciamenti con altre porzioni di range e creazioni di linee alternative all’interno della mano che andranno a complicare tantissimo lo studio e l’applicazione in uno spot che potrebbe essere giocato in maniera molto più semplice e immediata, rinunciando a porzioni davvero piccole della nostra EV.

Conclusioni

L’articolo è stato abbastanza lungo ed è ora di tirare un po’ le somme di quanto detto. La GTO dovrà sempre essere il punto di riferimento e il punto di partenza per la costruzione di tutte le nostre strategie, in qualsiasi disciplina o formato che andremo a giocare e in qualsiasi field. L’errore di voler cercare di imitare i solver però è tanto comune quanto grave e non ci porterà mai a nulla di concreto purtroppo e dobbiamo tenere sempre a mente che, come diceva un mio vecchio coach: “da quando esistono i solver la gente ha smesso di ragionare”.

In queste brevi conclusioni è riassunta gran parte del nostro approccio alla formazione che offriamo ai nostri players su questo sito, in primo luogo con i corsi didattici che trovate nella sezione ‘video didattici’ che trovate QUI e in secondo luogo con i coaching privati con i due autori dei corsi,  ovvero il sottoscritto (Francesco ‘gamblerkid88’ Sardu) e Francesco ‘m4rp10n3’ Lacriola. Per rimanere in tema stettamente collegato a questo articolo vi ricordo che una tipologia di coaching che offriamo è proprio insegnare a creare strategie adatte al mondo reale andando ad utilizzare in maniera intelligente i vari software che abbiamo a disposizione; processo valido per qualsiasi disciplina e field voi dobbiate affrontare. Per qualsiasi informazione riguardi ai nostri corsi e coaching contattateci tramite i vari moduli di contatto che trovate all’interno del sito o sulle nostre pagine social.

Bene, dopo questo breve momento marketing possiamo dichiarare concluso l’articolo di oggi, se siete riusciti ad arrivare fino in fondo vi ringrazio della lettura e se vi è piaciuta continuate a seguirci anche sui nostri canali FaceBook, Instagram e YouTube per rimanere sempre aggiornati sul nostro lavoro.
A presto. Ciao!

Valore atteso e risk intelligence

Il valore atteso è un concetto della statistica molto familiare a coloro che hanno deciso di fare del poker una professione: si tratta di valutare una serie di possibili risultati e le probabilità che essi si verifichino e rapportarli in ottica rischio/ricompensa o investimento/ricompensa.

Esso riguarda anche il mondo degli investimenti e la vita di tutti i giorni, soprattutto in situazioni complesse, che richiedono delle scelte non intuitive; in questi ultimi casi si può reagire in modi diversi, difficilmente etichettabili come puramente emotivi o puramente razionali, poiché sono presenti diversi bias cognitivi che agiscono a livello inconscio.

Con l’evoluzione del gioco e la diffusione dei solver si sente parlare sempre meno di gioco exploitativo e sembra che l’attenzione della community si sia spostata interamente sulla GTO.

Questo tema è stato già affrontato moltissime volte in letteratura e, per semplificare, si può affermare che il pensiero umano tende a muoversi seguendo determinate euristiche e pregiudizi, che consentono di categorizzare un gran numero di informazioni e di variabili e di semplificarle per dar vita ad un processo decisionale. Maggiori sono le situazioni che vengono analizzate in maniera metodica e maggiore sarà l’elasticità e la flessibilità mentale e migliori saranno le analisi che precederanno le decisioni.

Non bisogna però demonizzare i bias e i pregiudizi, poiché essi costituiscono il nostro orizzonte mentale e senza di essi non saremmo in grado di formare opinioni e giudizi -dunque non saremmo in grado di agire basandoci su quello che riteniamo sia più opportuno fare-, ma vanno visti come un punto di partenza di un percorso circolare -non lineare-, che deve portarci a mettere in discussione l’orizzonte mentale stesso e a revisionarlo e ad ampliarlo costantemente.

Il caso del lancio di una monetina

Il caso più semplice per spiegare il valore atteso è il lancio di una monetina. Supponendo che essa non sia truccata, le possibilità che esca testa sono uguali a quelle che esca croce: 50 e 50 o una su due. Se qualcuno vi chiedesse di pagare 1 euro per lanciare una monetina e vi pagasse 2 euro qualora indovinaste l’esito, avreste una scommessa a valore atteso 0 o neutrale. Vincereste un euro qualora indovinaste (2 euro di premio – 1 di investimento iniziale) e ne perdereste uno qualora la scommessa fosse perdente; poiché le probabilità di vincere sono una su due, e il differenziale tra i due possibili risultati è 0, il valore atteso della scommessa sarà neutrale (zero). Il singolo lancio farà segnare +1 euro o -1 euro nel nostro bilancio e nel breve periodo sono possibili risultati che si discostano notevolmente dallo zero in seguito a lunghe serie positive o negative, ma nel lungo periodo il risultato dovrebbe sempre tendere allo zero.

Le cose cambierebbero qualora la medesima scommessa venisse riproposta con un premio incrementato. Supponendo che il lancio costi sempre 1 euro, ma in caso di vincita il premio fosse di 3 euro, vincereste 2 euro in caso di vittoria e ne perdereste sempre 1 in caso di sconfitta. In questo caso il differenziale tra i due risultati è di un euro, ma va moltiplicato per la probabilità che il risultato si possa verificare. Avremo quindi 1 euro per 1/2 o semplicemente il 50% di 1 euro: 50 centesimi; il valore atteso della nuova scommessa non è più neutrale, ma è positivo. La stessa formula si può applicare anche quando variano le probabilità o ci sono più risultati possibili.

La seconda scommessa ci garantisce un ritorno di 50 centesimi per ogni singolo euro investito, risulta dunque estremamente profittevole e sarebbe stupido non accettarla. Ma fino a quale cifra si può accettare di prendere parte a questo esperimento? Qui entra in gioco la risk intelligence, che consente di valutare altre variabili, come il rischio di andare in bancarotta, oltre al mero profitto. La cifra varierà notevolmente a seconda della disponibilità economica dei singoli individui, ma nessuno, nemmeno i più facoltosi, rischierà l’intero patrimonio in una scommessa a valore atteso positivo: perdere tutto ha un effetto devastante ed inciderà molto più sulla vita dell’individuo rispetto al triplicare il proprio patrimonio.

L'avversione al rischio e altre possibili applicazioni nella vita di tutti i giorni

Molti individui tenderanno ad essere estremamente conservativi nella cifra da investire, sopravvalutando la sensazione negativa provocata da un’eventuale perdita. Una cifra razionale per una scommessa di questo tipo potrebbe corrispondere al 25% o al 20% del proprio patrimonio, ma la propensione al rischio varia da individuo a individuo e quando si parla di cifre importanti possono subentrare sentimenti di rimorso in seguito ad una perdita considerevole, quindi è bene valutare come si potrà reagire in seguito ad un eventuale esito negativo prima di decidere quanto investire.

Naturalmente situazioni del genere sono altamente improbabili, ma ci serve come esercizio mentale da applicare ad altri ambiti dove valore atteso e valutazione del rischio sono componenti fondamentali del processo decisionale. Il mondo degli investimenti è un chiaro esempio: pur non trovandoci di fronte a perdita totale del proprio capitale è importante avere un quadro chiaro del rapporto tra rischio e rendimenti e valutare se i rischi che ci stiamo assumendo sono giustificati dai potenziali rendimenti o se stiamo adottando un approccio troppo conservativo che non ci consente di sfruttare periodi positivi di esposizione sui mercati.

I concetti discussi sono applicabili anche in ambito medico e nelle decisioni fondamentali per la nostra vita, quali la scelta del percorso di studi, il valutare se sposarsi o meno, o la scelta tra diverse opportunità professionali. Supponiamo di dover decidere se sottoporci o meno ad un intervento chirurgico rischioso: dovremmo valutare le probabilità di riuscita dell’intervento, l’eventuale esito negativo e quello positivo e paragonare il tutto al rifiutarci di sottoporci all’intervento in questione. Dovremmo sempre accettare qualora il valore atteso fosse superiore a quello del temporeggiare, anche qualora l’esito negativo fosse peggiore dello status quo; nei rari casi in cui il gioco non vale la candela converrebbe astenersi dall’intervento.

In caso di scelte personali diventa più difficile fare previsioni, ma esercitarsi seguendo questo modello consente di sviluppare un’attitudine più comprensiva nei confronti di eventuali esiti negativi e, soprattutto, di non rinunciare ad opportunità importanti per paura dei rischi connaturati alla scelta o di non assumerci rischi inutili quando le probabilità non sono dalla nostra parte.

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MTT: come capire se stai runnando male

Ciao a tutti e benvenuti in un nuovo articolo del blog, oggi parliamo di risultati in MTT e come cercare di capire se stiamo runnando bene o male, visto che non c’è la cara vecchia linea dell’EV come per i SnG o Cash.

Per prima cosa partiamo con il dire che tutto ciò che andremo a vedere e valutare all’interno di questo articolo sono delle stime e non dei calcoli precisi perché, come detto, non è possibile farli. Ci sono cooler, card distribution nei momenti salienti e bad beat che sono difficilmente bilanciabili anche nel medio-lungo termine e se perdiamo il colpo della vita che sposta più di quanto abbiamo mai vinto in carriera non c’è molto da valutare purtroppo. È inoltre difficile capire se è stata solo la sfortuna che ci ha fatto avere un particolare cooler a sfavore in un momento importante, tanto quanto è difficile capire se quel momento si è verificato grazie alle nostre skill o se già eravamo stati fortunati nelle mani precedenti che poi avevano portato al verificarsi di tale spot. Con i ‘se’ e con i ‘ma’ non si va da nessuna parte purtroppo, quindi l’unica cosa che ci rimane da fare è prendere tutti i dati in nostro possesso, analizzarli e cercare di trarne delle conclusioni il più oneste ed oggettive possibili.

Il ROI

Il ROI (return on investment ndr.), dovremmo sapere tutti cosa sia, ma per sicurezza ricordiamo essere il rapporto tra denaro vinto e denaro inestito, calcolato in percentuale. Se abbiamo fatto 10 tornei da 10€ l’uno e abbiamo fatto alcuni ITM per un totale incassato di 300€, abbiamo 100€ investiti e 300€ totale incassati con quindi un profitto netto di 200€. 200€ di profitto e 100€ di denaro investito corrisponde a un ROI del 200%.
Supponiamo ora di avere fatto 10 tornei da 10€ e altri 10 tornei da 20€, nei tornei da 10€ abbiamo incassato sempre 300€, mentre in quelli da 20€ ne abbiamo incassati solo 200€. In questo scenario abbiamo investito 300€ totali e ne abbiamo incassati 500€, avendo quindi realizzato un profitto sempre di 200€, ma a fronte di un investimento di 300€, perciò il nostro ROI sarà del 66%.
Quello che abbiamo calcolato è il ROI totale dei nostri tornei, ovvero il totale vinto rapportato al totale investito; possiamo però notare che abbiamo avuto un diverso ROI tra i tornei da 10€ e quelli da 20€, 200% nei primi e 0% nei secondi. Possiamo quindi calcolare un ROI medio dei nostri tornei per calcolare appunto il profitto medio delle nostre giocate al netto delle differenze di buy-in giocato. Per calcolare il ROI medio del nostro scenario dobbiamo considerare le cifre in buy-in anziché in euro. Abbiamo 10 buy-in investiti ai tornei da 10€ da cui 30 buy-in incassati; ai 20€ invece abbiamo 10 buy-in giocati e 10 buy-in incassati. Il totale delle nostre giocate quindi ad un profitto netto di 20 buy-in in 20 tornei giocati, il che equivale ad un ROI del 100%.
Nel nostro scenario abbiamo pertanto ottenuto due valori:
– ROI totale = 66%
– ROI medio = 100%

Un esempio pratico

Se dobbiamo fare degli esempi è bene sceglierli di un certo livello, quindi ho deciso di prendere ad esempio qualche bel ragazzo che si gioca la vita ogni giorno. Dall’imagine qui sopra, i cui dati sono presi da Sharkscope.com, possiamo vedere 4 differenti giocatori highstakes con i relativi ROI medio e totale, seguiti dal guadagno in euro.

Il primo giocatore ha un ABI (importo medio dei suoi buy-in), di 537€, un ROI medio del 33% e un ROI totale del 643%, per un profitto di 1.9 Milioni di euro.
Il secondo giocatore ha un ABI di 20K€, con ROI medio e totale rispettivamente del 44% e 16%, per un profitto di 2.2 milioni.
Terzo e quarto giocatore hanno risultati simili, ABI intorno ai 16K€, ROI medio intorno al 65% e ROI totale sul 25-30%, uno ha fatto “solo” 2 milioni di profit, mentre l’altro ben 3.6 milioni.

Interpretazione dei dati

In linea generale possiamo assumere che maggiore sia il buy-in e più ostico sarà il field da affrontare, con regular sempre più preparati, di conseguenza nella parte bassa del range di buy-in giocati ci aspettiamo di avere mediamente un ROI più alto rispetto a quello che potremo avere nei tornei al top del range dei buy-in giocati. È vero che alcuni eventi non rispecchiano per forza questa tendenza, ma in linea generale è un’affermazione che possiamo fare con un certo livello di sicurezza.

Detto ciò possiamo quindi affermare che il ROI medio che viene calcolato considerando i buy-in tutti uguali, sarà mediamente sempre più alto del ROI totale, in quanto nei tornei a buy-in più alto avremo un maggior profitto in termini monetari ma minore in termini di ROI. Per questo motivo il ROI medio è una statistica che possiamo utilizzare per valutare con quanto margine stiamo battendo la totalità dei field affrontati in tutti i tornei giocati; il ROI totale invece ha una connessione molto più stretta con il profitto monetario e quindi anche più run dependent.

Infine possiamo affermare che se vediamo un giocatore come il primo dei quattro portati ad esempio poco fa, possiamo affermare abbastanza facilmente che la gran parte del profitto è derivante da un numero ristretto di shot effettuati agli stakes più alti giocati, ma che il margine con cui questo giocatore batte il field medio è nettamente inferiore. Questo giocatore in definitiva ha runnato molto bene e ha fatto molti più soldi di quelli che ci si aspetterebbe da lui.
Gli altri tre casi della nostra immagine, viceversa, pur giocando solo eventi highroller hanno un ROI medio nettamente superiore, ma il loro ROI totale non è poi così elevato, ciò ci fa quindi pensare che la loro run rientri tutto sommato nella norma.

Questi dati sono soggetti ovviamente a molta varianza e offrono solo un quadro generale; anche il ROI medio può subire grosse oscilazioni e subire per esempio un grosso “boost” derivante dallo shippo di un tornei a buy-in tutto sommato ridotto ma con un field oceanico. Vincere per esempio un main event delle micromillions da 20$ e vincere 100K$ porterà il ROI medio del fortunato giocatore letteralmente alle stelle, quindi ogni dato va valutato e interpretato con attenzione.

Il winrate in chips

Un dato molto importante da analizzare è sicuramente il winrate in chips, ovvero il nostro guadangno in chips durante l’arco di tutti i tornei, calcolato in bb/100, ossia quanti Big Blind vinciamo mediamente ogni 100 mani giocate.

Nelle due immagini qui sopra possiamo vedere dei dati presi da Holdem Manager 2 in cui sono riportati ripsettivamente il winrate totale in bb/100 (in questo caso 12bb/100), e i vari winrate filtrati in base alla profondità dello stack. Per winrate intendiamo ovviamente l’EV bb/100 che rappresenta il guadagno atteso in bb/100.

Interpretazione dei dati

Per quanto riguarda gli MTT possiamo considerare un buon winrate che ci possa garantire di essere un giocatore vincente, un valore di almeno 7 bb/100 (a seconda della rake e del field avere 7 bb/100 non è un valore soddisfacente, ma che dovrebbe comunque garantire di essere vincente ai tavoli); questo al netto della qualità del gioco ICM in late stage, perché sappiamo bene che vincere un sacco di chips all’inizio di un torneo per poi sperperarle una volta che i bui si alzano ci porterà ad avere un buon winrate in BB ma sicuramente un ROI negativo.

Quando osserviamo i winrate possiamo come prima cosa osservare la differnza tra l’EV bb/100 e l’effettivo bb/100 ottenuto ai tavoli, ovvero la differenza tra guadagno atteso in BB e l’effettivo guadagno ottenuto. Nella prima immagine possiamo chiaramente vedere che il giocatore in questione ha un EV bb/100 nettamente superiore a ciò che ha effettivamente portato a casa (12 di EV contro i soli 2 di reale), possiamo pertanto affermare che nel complesso la run non è stata dalla sua parte e che probabilmente i suoi risultati in termini di ROI dovrebbero essere più elevati di quelli che ha ottenuto.
Nb. l’immagine è a scopo dimostrativo e il campione di mani riportate nell’esempio è molto ridotto, quindi poco attendibile; meglio fare affidamento a database più corposi per avere informazioni di migliore qualità.

Nella seconda figura possiamo invece osservare i vari winrate filtrati per stack size in cui possiamo andare a valutare mediamente in quale parte del gioco viene creato il winrate totale. Solitamente le fasi iniziali del torneo sono giocate con stack molto profondi, mentre le fasi finali no; pertanto i winrate derivanti da stack molto deep dobbiamo considerarli come meno rilevanti in termini monetari.

Conclusioni

Da tutti i dati portati ad esempio in questo articolo possiamo trarre alcune conclusioni:

– Il ROI medio ci indica con quanto margine stiamo battendo il field

– Se il ROI totale è maggiore di quello medio, vuol dire che abbiao ottenuto migliori risultati ai buy-in alti rispetto a quelli bassi, pertanto siamo probabilmente a credito con la fortuna

– Se sappiamo discretamente l’ICM e abbiamo almeno una EVbb/100 maggiore di 7 dovremmo essere dei giocatori vincenti

– Se la nostra EV bb/100 è molto alta a stack profondi e bassa a stack ridotti probabilmente non avremo un ROI molto alto

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A presto. Ciao!

Exploit vs GTO in chiave moderna

Ciao a tutti e benvenuti nel mio primo articolo per L’Angolo del Grinder, sono Francesco Lacriola alias m4rp10n3 e da oggi terrò una rubrica periodica in cui pubblicherò articoli di varia natura. Come primo appuntamento vi propongo qualche spunto di riflessione in materia di gioco GTO paragonato ad un gioco exploitativo.

Con l’evoluzione del gioco e la diffusione dei solver si sente parlare sempre meno di gioco exploitativo e sembra che l’attenzione della community si sia spostata interamente sulla GTO.

Ci sono due fattori fondamentali alla base di questo mutamento:
– il gioco di braccio non funziona più, poiché i range di difesa nel pre-flop e al flop sono migliorati notevolmente e il field ha una percezione migliore di svariati spot;
– la GTO “aiuta” molti giocatori a sentirsi più sicuri di sé e ad auto-giustificare le proprie giocate con il mantra “ho seguito il solver”, che fa risparmiare una serie di sensi di colpa e fa dormire sereni.

Naturalmente nessuno è in grado di replicare perfettamente la strategia del solver; pertanto subentrano una serie di semplificazioni (più o meno efficaci) atte ad umanizzarla. Quando due o più giocatori con questo approccio al gioco si affrontano, il vantaggio se lo aggiudica colui che ha sviluppato una strategia che più si avvicina al solver e che sacrifica meno EV rispetto all’equilibrio più complesso.

 

Giocare un'approssimazione della GTO è la strategia più performante?

Lo studio alla base di questo tipo strategia ha un’impostazione più visuale che concettuale e richiede un’analisi approfondita di centinaia di situazioni in dinamiche specifiche, in modo da ricavare dei pattern di riferimento.

Inutile dire che questo tipo di strategia non ci fa massimizzare contro gli avversari che hanno un approccio completamente differente e che decidono di giocare in modo estremamente sbilanciato. Sicuramente un giocatore con una strategia solida di base vincerà contro un giocatore non bilanciato, ma giocare in modo “meccanico” non porta a metterci nella testa del nostro avversario e a comprendere come possiamo exploitare gli errori che questi sta commettendo.

Questo non vale solo per il gioco contro i giocatori occasionali, ma è molto utile contro i regular meno preparati e può essere applicato anche contro coloro che giocano versioni troppo semplificate di strategie GTO.

Una versione molto semplificata della GTO può essere molto meno performante di una strategia estremamente sbilanciata che bersaglia i punti deboli del field (ad es. una risposta troppo passiva contro le 3bet o le CBet), ma questo non è il pericolo maggiore: si finisce per non migliorare come giocatori, poiché non si è in grado di pensare al poker in termini di concetti e si finisce per applicare ciecamente un qualcosa che può funzionare in un determinato periodo storico, ma che è ben lontano dall’essere una strategia efficace o “inexploitabile” sul lungo periodo.

Questo tipo di strategie fanno molto comodo alle stable che fanno staking e coach for profit e che hanno poco interesse alla crescita dei propri allievi e puntano a massimizzare i guadagni sul breve e sul medio periodo.

Il gioco exploitativo oggi può avere la sua massima espressione grazie ad una funzione dei solver chiamata nodelocking. Questa funzione ci consente di modificare la risposta del solver in base a come pensiamo che il nostro avversario possa deviare dall’equilibrio. Naturalmente è una risorsa alla quale attingere solo se si ha già una buona conoscenza teorica di base e se si hanno abbastanza informazioni sul nostro avversario o sul field che andiamo ad affrontare.

Utilizzare il nodelocking in maniera errata può portare a perdere molta più EV di quella che pensiamo di guadagnare; è importante sviluppare una buona capacità di analisi e saper valutare e fare degli adattamenti basati sugli showdown che vediamo.

Questo modo di intendere il poker non solo è molto più stimolante e interessante, ma si rivela anche più profittevole, se gestito con criterio. Studiare materiale didattico di qualità e affidarsi ad un coach può aiutare a sviluppare l’impalcatura concettuale alla base di una strategia di gioco solida e dinamica, atta a massimizzare il valore atteso di ogni decisione, e ad indirizzare e a velocizzare notevolmente il processo di apprendimento.

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Per questo primo articolo è tutto, grazie della lettura e se vi è piaciuta continuate a seguirci anche sui nostri canali FaceBook, Instagram e YouTube per rimanere sempre aggiornati sul nostro lavoro.
A presto. Ciao!

Il poker è per tutti uno skill game?

Benvenuti in un nuovo articolo del blog, oggi parliamo un po’ di skill e di varianza e vediamo di fare chiarezza su alcuni argomenti che vengono tirati spesso in ballo tra amici quando parte la classica discussione animata che nasce dalla fatidica domanda: quanto conta la skill e quanto conta la fortuna?

Se avete mai avuto la sciagurata idea di avventurarvi in questo tipo di conversazione con amici e conoscenti, reg e non, probabilmente vi siete accorti che il rischio finisca tutto a mani in faccia e brutte maniere è moderatamente elevato; vi sarete inoltre resi conto che alla fine chi parte con una opinione ben definita rimarrà sulla sua posizione a prescindere dal proseguo della conversazione, il che la rende anche abbastanza inutile.

Solitamente ci sono 3 tipi di persone:
– Il miracolato: non ha mai perso un flip importante in vita sua e sostiene che sia minimo 80% skill e massimo 20% fortuna
– Il badrunner: ha delle buone skill ma sta sotto ev di un miliardo e odia il miracolato; ritiene 80% fortuna e 20% skill
– il fish: non sa le regole, non ha mai fatto un ITM e pensa di essere forte ma sfortunato; ritiene ovviamente sia 100% fortuna.

Ora che abbiamo fatto una veloce panoramica vediamo di analizzare l’argomento, cercando di essere il più obiettivi e razionali possibile. La risposta esatta alla domanda iniziale di questo articolo è: DIPENDE.

Purtroppo sì, dipende. La faccenda è molto più complessa di come appare a prima vista e dipende da molti fattori: dipende da cosa intende ciascuno per skill e fortuna, da cosa intende come probabilità accettabile che un tale scenario si verifichi, dalla varianza intrinseca della disciplina che si gioca, dal volume di gioco totale e dal winrate di ogni giocatore. Ora vi riporto qualche esempio di possibile varianza con un variance simulator con diverse impostazioni, così da poter poi fare alcune vautazioni.

Scenario cash game

Primo scenario: giocatore cash game 6max, con una std dev di 100 bb/100, cioè nella media e un winrate di 0 bb/100, ovvero un giocatore che alla lunga dovrebbe giocare, divertirsi e passare il tempo e mantenere esattamente gli stessi soldi che aveva all’inizio della carriera pokeristica. Nel primo caso ipotizziamo un giocatore che gioca nei ritagli di tempo e che fa solamente 50k mani, mentre il secondo è un giocatore uguale al primo ma che gioca in maniera più assidua e macina ben 500k mani.

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La prima cosa che salta all’occhio dai grafici è che la differenza di risultato tra il migliore e il peggiore scenario della simulazione è davvero molto ampia, mentre l’ev è sempre 0. Notiamo anche che all’aumentare del volume di gioco la differenza in termini monetari aumenta, ma diminuisce in termini di bb/100.

In questi grafici il fattore skill è quello che determina l’ev dei due giocatori (0 bb/100), quindi un giocatore mediocre che sa le regole a sufficienza da non perdere soldi, ma non è in grado di avere un vantaggio sufficiente nei confronti dei suoi avversari che gli permetta di fare del profit. Il fattore fortuna invece è quello che determina la differenza di risultati tra le varie simulazioni all’interno dei due grafici, le quali come detto hanno tutte la stessa ev.

Scenario MTT

Secondo scenario: giocatore MTT da 100$ di buy-in e con una rake standard di 10$, un filed da 1000 iscritti il 15% dei quali vanno a premi. Questa volta abbiamo un giocatore che alla lunga dovrebbe avere un ROI del 25%, ovvero per ogni torneo giocato dovrebbe avere un profitto di 25$. Nel primo caso ipotizziamo un giocatore che o gioca online nei ritagli di tempo, oppure più semplicemente gioca live e che fa solamente 200 tornei, mentre il secondo è un giocatore con profitto medio atteso uguale al primo ma che gioca in maniera più assidua e macina ben 10k tornei.

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Anche in questo caso la differenza tra il migliore e il peggiore scenario in entrambi i casi è davvero molto marcata, nel primo caso in cui il nostro giocatore fa solo 200 tornei ha addirittura il 39% di probabilità di risultare perdente nonostante il suo guadagno atteso sia di ben 25$ per ogni torneo giocato. Al secondo giocatore invece va un po’ meglio, nel peggiore dei casi sarà circa breakeven, dato che solo 1 simulazione su 1000 risulta perdente ed ha perciò una buona certezza di portare a casa un profitto, piccolo o grande che sia.

Come detto nello scenario cash game il ROI è dato dalla skill e determina quindi un guadagno atteso di 25$ per ogni torneo giocato, mentre la varianza o fortuna è ciò che determina la differenza di performace tra le varie simulazioni, le quali ricordiamo hanno la stessa ev.

Conclusioni

Da queste simulazioni che possiamo facilmente trarre due conclusioni:

– La skill è il fattore primario che massimizza le nostre chance di vittoria
– La fortuna incide tanto più quanto il volume di gioco è ridotto

Tornando alla domanda iniziale, abbiamo visto come skill e fortuna siano due fattori che fanno parte della natura del gioco e che hanno entrambe un ruolo fondmanetale nella carriera di qualunque giocatore, sia esso un regular professionista o un amatore. Dobbiamo però prendere atto che a prescindere dalla skill di un giocatore, dalla più grande balena al più forte dei reg, fintanto che il volume di gioco è molto basso il gioco del poker si avvicina al gambling classico da casinò, visto che la varianza sarà ordini di grandezza sopra il fattore skill. Quando però il volume di gioco cresce la skill inizia ad assumere un ruolo davvero centrale soppiantando la fortuna senza però mai eliminarla del tutto.

Infine vorrei lasciarvi con un pensiero personale: la fortuna è allo stesso tempo il bello e il brutto di questo gioco; il brutto perché a quanto pare il poker è uno skill game che non sarà mai al 100% meritocratico, ma allo stesso tempo lascia quella componente di incertezza che regala da sempre grandi emozioni ai giocatori e agli spettatori; proprio come una partita di calcio in cui ci aspettiamo che vinca la squadra più forte non sarebbe altrettanto bella se avessimo il 100% di sicurezza di sapere chi vincerà già prima dell’inizio della partita semplicemente valutando quale delle due squadre sia più forte. Per fortuna non è così e di favole calcistiche è pieno il mondo in cui squadre di seconda fascia hanno abbattuto delle squadre piene di campioni. Tutto ciò però non deve certo demoralizzarci e darci delle scuse per non allenarci, ovvero studiare, per diventare sempre più forti, perché è l’unico aspetto del gioco su cui abbiamo potere e che ci permette di massimizzare le nostre probabilità di vincita. Di sicuro quindi ci sono solo la morte e le tasse, tutto il resto sono solo probabilità ed è così che va la vita.

Bene, spero di avervi dato dagli utili spunti di riflessione e di discussione per le prossime litigate tra amici. Per questo articolo è tutto, grazie della lettura e se vi è piaciuta continuate a seguirci anche sui nostri canali FaceBook, Instagram e YouTube per rimanere sempre aggiornati sul nostro lavoro.
A presto. Ciao!

Range e bet size: due facce della stessa medaglia

Benvenuti in un nuovo articolo del blog, oggi ho deciso di scrivere un post molto più tecnico/strategico rispetto agli ultimi, anche perché a parlare sempre di mouse e tastiere dopo un po’ non rimarrebbe più nessuno a leggere gli articoli, oltre che essere poco produttivo su un sito che dovrebbe parlare di poker.

Entriamo quindi nel vivo dell’argomento di oggi, ovvero la composizione dei range e delle size ottimali da scegliere: chiunque di voi abbia mai utilizzato un solver preflop o abbia passato un po’ di tempo a ragionare di suo senza l’ausilio dei solver, si sarà sicuramente reso conto che in fase di costruzione dei range di 3bet, per esempio, non è possibile decidere quali e quante mani utilizzare prima di aver deciso la size; tantomeno è possibile decidere la size a priori senza aver considerato come vogliamo comporre il nostro range. All’inizio vi potrà sembrare un articolo un po’ banale o per principianti, ma vi assicuro che se terrete duro fino alle conclusioni finali potrete portarvi a casa diversi utili spunti di riflessione.

Proviamo ora a fare un esempio molto semplice: immaginiamo di trovarci in un tavolo cashgame senza ante e senza rake, così da poter giocare in chips ev puro. Il giocatore sul bottone rilancia a 2 bui, il giocatore da BB 3betta a 8 bui; in questo caso l’investimento per la 3bet è di 7 bui, ovvero 8 meno 1 che era già postato, mentre il pot totale è di 10.5 bui (8 della 3bet, 2 dell’open raise e 0.5 dello SB); ciò vuol dire che se si ottiene un fold in più del 66.6% dei casi (trascurando i blocker), la sua 3bet sarà profittevole con qualsiasi mano finché l’avversario non inizierà a foldare di meno. In questo scenario ci aspetteremo perciò che il giocatore sul bottone difenda almeno il 33.3% del suo range; ipotizzando quindi un open del 45%, difenderà il top 15% dividendolo in call e 4bet. In realtà il range di difesa dovrà necessariamente essere più ampio, visto che il giocatore sul BB non perderà il pot il 100% delle volte, realizzando così almeno parte della sua equity; per questo motivo arrotondiamo una difesa ad almeno il 40% (in realtà la difesa ottimale è decisamente più ampia ma al momento non ci interessa dato che stiamo analizzando uno spot a scopo puramente esemplificativo). Nello scenario appena descritto, ci aspetteremo quindi di giocare una mano post flop intorno al 30% delle volte, il che ci porterà a scegliere delle mani una discreta giocabilità postflop per massimizzare l’ev della 3bet sia preflop che postflop.

Ora proviamo ad immaginare lo stesso identico spot appena mostrato, ma utilizzando una 3bet di 11 bui anziché di 8 come prima, ovvero con una size decisamente più grande. Ora il giocatore da BB sta investendo ben 10 bui per vincerne sempre 3.5 che sono nel pot prima della 3bet, il che porta il pot a 13.5 bui e la fold equity necessaria per avere una 3bet profittevole con una mano qualsiasi sale dal 66.6% ad un bel 74%. Facendo lo stesso discorso di prima, il giocatore sul bottone potrà foldare quasi il 10% in più senza rischiare di essere exploitato, quindi la mano arriverà al flop più probabilmente intorno al 15% delle volte invece di un circa 30% (considerando che probabilmente insieme al fold salirà anche la frequenza di 4bet, a discapito del call alla 3bet). In questo scenario il range di 3bet del nostro amico sul BB dovrà necessariamente essere diverso da prima, visto che una parte più importante della sua ev deriverà dal massimizzare la sua fold equity preflop mediante l’uso dei blockers, mantenendo quindi molte più mani con buona giocabilità postflop nella parte di range con cui farà semplicemente call al raise avversario. Quando invece si troverà a giocare un suo 3bettato postflop si troverà ad affrontare un range più stretto e più forte, quindi la sua strategia postflop sarà sicuramente più cauta e con frequenze di cbet più basse e con percentuale di piatti vinti postflop più bassi.

Cosa calcolano i solver

Quando analizziamo spot del genere su un solver come Pio Solver o Simple Preflop (trovate le nostre descrizioni e tutorial di questi programmi nella sezione software), e inseriamo l’opzione di doppia size in fase di 3bet per capire quale sia la migliore da un punto di vista GTO, il solver non fa altro che valutare, o meglio calcolare, quanto sia conveniente massimizzare la fold equity preflop 3bettando più blocker e mantenendo più carte con buona giocabilità postflop nel range di call; oppure se ci sia molto più valore da prendere con mani giocabili in un eventuale 3bettato che si andrà a giocare postflop contro un range avversario più largo avendo mani che non solo hanno quindi più equity, ma che hanno anche una migliore giocabilità postflop, ovvero una maggiore percentuale di realizzazione di tale equity grazie alla buona giocabilità postflop. Nel secondo casoci troveremo dunque con un range di call preflop più debole e con probabilmente una frequenza di fold preflop leggermente più alta. Se vogliamo fare un veloce esempio, ipotizziamo che KTo e KTs abbiano la stessa equity preflop (ovviamente non è così perche KTs ne ha di più, ma per semplicità ipotizziamo sia così); KTs avrà sicuramente maggior possibilità di realizzare la sua equity in quanto si troverà più spesso per esempio a cbettare con una o due overcard + backdoor flushdraw, venire callato e poter ribettare al turn con un’ottima equity tutte le volte che si apre il flushdraw turn e ricevere anche dei fold vincendo quindi la mano in semi bluff; questa opzione KTo non ce l’ha e farà quindi più fatica a vincere i pot uncontested; senza poi contare tutte le volte che KTs hitta flush e coolera tutti gli under flush ecc.

Conclusioni

In questo breve articolo ho cercato di farvi capire in modo molto semplice come le mani che andiamo ad inserire nei nostri range siano strettamente correlate alle size che vogliamo usare, ma questo deve valere sia in un semplice caso di 3bet preflop sia nel gioco postflop quando dobbiamo scegliere tra bettare 1/3 pot o 2/3, se non addirittura overbettare. Come detto sopra, i solver ci potranno sicuramente dire in linea teorica ottimale quale opzione sia migliore e che ha quindi un ev più alta, ma i solver giocano nel mondo della GTO, ovvero un mondo dove un giocatore perfetto gioca contro un altro giocatore perfetto e in cui nessuno dei due potrà mai exploitare con profitto l’avversario. Nel nostro mondo i tavoli non sono popolati da questo tipo di giocatori e nemmeno noi ci potremo mai anche solo avvicinare con buona approssimazione ad esserlo, perciò dovremo sempre fare le nostre considerazioni in base a quali sono i nostri punti forti e deboli, quali possono essere i leak dell’avversario che potremo sfruttare al meglio e quali situazioni vogliamo evitare perché sappiamo che l’avversario potrà metterci in difficoltà spingendoci a commettere degli errori. Alcune di queste valutazioni le affronteremo in un prossimo articolo, per ora vi lascio meditare sui rapporto che avete instaurato con ivostri range e relative size e se volete saperne di più su come costruire delle solide strategie preflop non scordate di passare a visitare il nostro video corso in cui abbiamo affrontato tutte le varie tematiche in oltre 6 ore di lezioni.

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A presto. Ciao!

Recensioni: Febbraio 2020

Benvenuti nell’episodio di Febbraio 2020 della nostra rubrica mensile dedicata alle recensioni dei migliori componenti hardware disponibili sul mercato e per i quali facciamo delle brevi recensioni alle quali saranno allegati come sempre i nostri link con affilizione Amazon qualora doveste decidere di acquistarli.

Per questa edizione ho deciso di proporre come al solito 3 prodotti con lo scopo di accompagnarvi in una eventuale scelta di acquisto valutando caratteristiche e utilità di ognuno, in tal modo vi aiuterò a capire esattamente se sono prodotti che vi possono realmente servire o meno, evitando così acquisti inutili.

Monitor BenQ PD2500Q - PD3200U

Come primo prodotto ho scelto un monitor pensato per lo più per fini grafici, quindi non il classico monitor da gamer, che però mi ha colpito per caratteristiche tecniche e duttilità, il che lo rende un ottimo elemento specialmente in postazioni da 2+ monitor, dove la sua caratteristica regolazione in modalità pivot (verticale, come da foto), può essere sfruttata al meglio. Grazie alle funzioni offerte da questo BenQ è possibile sia splittare il monitor in due finestre come fossero due monitor in uno, ma offre anche la possibilità di collegare due diversi computer e comandarli con una sola tastiera+mouse. Questo monitor è disponibile in 5 diverse varianti con dimensioni da 25″ 27″ e 32″ e con risoluzioni 2560×1440 o 3840×2160; i prezzi ovviamente variano in base a quale modello si sceglie e partono dai 300€ circa, il che colloca questo prodotto in una fascia di prezzo media, tranne il 32″ UHD che arriva intorno ai 700€, pertanto una fascia medio-alta.

Proviamo quindi a riassumere le principali caratteristiche di questo prodotto:

  • Dimensioni schermo 25″ – 27″ – 32″
  • Risoluzione 2560×1440 per i modelli QHD e 3840×2160 per gli UHD
  • Regolazioni in altezza, inclinazione e rotazione pivot (schermo in verticale)
  • Funzione eye-care che salvaguarda la salute degli occhi e offre un’esperienza di uso ottimale
  • Funzione dual view che permette di splittare in due il monitor
  • Funzione KVM che permette di utilizzare un monitor e un set di tastiera e mouse per comandare due differenti computer collegati a questo monitor
  • Porte HDMI, DP, mini DP e hub USB

Se pensate che questo monitor possa interessarvi potete cliccare il pulsante sottostante e acquistarlo su amazon tramite nostro link affiliato.

Tastiera gaming Rii RK100

Proseguiamo con il secondo prodotto, ovvero una tastiera di fascia decisamente economica (circa 19€ su Amazon), che a mio parere ha un rapporto qualità-prezzo davvero eccezionale; ho avuto la possibilità di provare questa tastiera dal vivo e devo dire che prima di tutto ha un design davvero di ottimo livello, ma offre anche un’ottima qualità di materiali e prestazioni. Questa tastiera pur essendo a membrana, ha i tasti ad ampia escursione il che li rende sensazioni davvero molto simili alle molto più costose tastiere meccaniche, se non siete quindi un fan delle tastiere super slim, questa potrebbe essere un’ottima opzione per voi.

Proviamo quindi a riassumere le principali caratteristiche di questo prodotto:

  • Tastiera con layout italiano
  • Tasti ad ampia escursione stile tastiera meccanica garantiti per durare a 5+ milioni di click
  • Retroilluminazione multicolor regolabile e disattivabile in un click da tastiera
  • Design ergonomico e piedini in gomma antiscivolo
  • Collegamente tramite cavo USB

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Hard disk SSD portatile WD My Passport

Terzo ed ultimo articolo di questo episodio è un hard disk SSD esterno portatile, piccolo e leggero. Se avete letto il capitolo di gennaio vi ricorderete sicuramente che avevo parlato già di hard disk esterni classici, sia autoalimentati da 2.5″, sia dei “cugini” più ingombranti da 3.5″ con alimentatore a muro; questo mese voglio completare la panoramica portandovi un esempio di un terzo tipo di hard disk esterno, ovvero un SSD targato Western Digital. Un hard disk esterno SSD è molto simile per caratteristiche e dimensioni ad un 2.5″ classico in quanto entrambi sono autoalimentati tramite USB, con la differenza di avere mediamente capacità leggermente più contenute, ma prestazioni, quindi velocità di trasferimento dati, molto superiori.

Proviamo quindi a riassumere le principali caratteristiche di questo prodotto:

  • Disco SSD con capacità di: 500 GB, 1 TB o 2TB
  • Guscio antiurto che mette al riparto il disco da danni provocati da urti disponibile in diversi colori
  • Velocità di trasferimento superiori ad un qualsiasi hard disk classico
  • Connessione tramite cavo USB 3.0
  • Compatibile sia con Windows che MAc
  • Dimensioni esterne: 9,4 x 6,6 x 1 cm

Se pensate che questo SSD possa interessarvi potete cliccare il pulsante sottostante e acquistarlo su amazon tramite nostro link affiliato.

Per questo episodio è tutto, vi ringrazio della lettura e del sostegno; se vi è piaciuto continuate a seguirci e condividete l’articolo con i vostri amici. Qui sotto vi lascio come al solito i link della nostra sezione hardware (in caso vogliate leggere altro riguardo all’argomento trattato oggi), oltre alla pagina FaceBook, Instgram e canale YouTube per rimanere sempre aggiornati sul nostro lavoro.

A presto. ciao!

Recensioni: Gennaio 2020

Benvenuti nel primo episodio del 2020 della nostra rubrica mensile dedicata alle recensioni dei migliori componenti hardware disponibili sul mercato e per i quali facciamo delle brevi recensioni, in modo che possiate farvi un’idea precisa se sono prodotti utili e adatti a voi e alle vostre esigenze.

Per questa edizione ho deciso di proporre come al solito 3 prodotti, di cui uno un po’ atipico in quanto non strettamente connesso alla postazione grinding come di consueto. Le nostre recensioni sono però orientate a portare a vostra conoscenza prodotti potenzialmente utili, quindi in realtà siamo comunque in tema.

Prima di iniziare ci tenevo a precisare che tutti i prodotti che ho deciso di inserire nella recensione di questo mese li ho testati di persona in quanto li possiedo e utilizzo da qualche tempo e li ho ritenuti validi e meritevoli di attenzione per la loro utilità e qualità.

Mouse Logitech G502

Come primo prodotto ho scelto un mouse e, a differenza del solito non è un vertical mouse, ma un mouse classico. Il Logitech G502 è il classico mouse da gaming performante e personalizzabile con diversi tasti personalizzabili per ottimizzare le prestazioni durante le sessioni di grinding o gaming.

Proviamo quindi a riassumere le principali caratteristiche di questo prodotto:

  • Sensore ottico ad alte prestazioni con regolazione fino a 16000 DPI
  • 11 pulsanti programmabili
  • Sistema di pesetti per regolare la massa e bilanciamento del mouse per venire incontro ai gusti di tutti gli utilizzatori
  • Rotella performante a scorrimento ultra rapido con tasto di sbloccaggio per scorrimento infinito
  • Disponibile in due colori oltre che in versione wireless
  • Mouse dalle ottime prestazioni e di fascia di prezzo media che garantisce quindi un ottimo rapporto qualità-prezzo

Se pensate che questo mouse gaming possa interessarvi potete cliccare il pulsante sottostante e acquistarlo su amazon tramite nostro link affiliato.

Il mental game del poker

Secondo prodotto di oggi è, come anticipato all’inizio, un prodotto un po’ atipico per questa rubrica; ad ogni modo ho voluto inserirlo in quanto lo ritengo davvero un must per qualsiasi grinder che abbia deciso di dedicarsi fulltime al mondo del poker. Il mental game del poker 1 e 2 sono due libri che vi permetteranno di prendere completa coscienza della vostra situazione in ambito di mindset e approccio al gioco in generale e vi aiuteranno quindi a migliorare gli aspetti della vostra vita pokeristica che subiscono gli effetti dei vostri comportamenti non ottimali.

Gli autori originali di questi libri (in lingua inglese) sono Jared Tendler e Barry Carter, due autori conosciuti e stimati a livello internazionale. La traduzione in lingua italiana è a cura di Giada Fang (nota grinder ed ex supernova elite nonché team pro online di Pokerstars. it), e Marcello Papa.

Entrambi i libri sono disponibili sia in formato cartaceo che in versione Kindle.

Se pensate che questi due libri possano interessarvi potete cliccare i pulsanti sottostanti e acquistarli su amazon tramite nostro link affiliato.

Hard disk WD Elements

Tornando in tema più strettamente correlato a postazione ed accessori, come terzo prodotto vi voglio presentare una coppia di hard disk targati Western Digital che sono un’importante accessorio che non può mancare per mantenere al sicuro i vostri dati e tenerne sempre un backup a portata di mano. Io personalmente li possiedo entrambi (il portatile da 1TB e il desktop da 8TB), con scopi leggermente diversi, procediamo quindi ad una loro breve presentazione per capire meglio se possono soddisfare le vostre esigenze.

Cominciamo con il WD Elements portatile, un Hard disk da 2.5″ piccolo e leggero che sta quasi in tasca ed è ottimo per avere sempre con voi i file che vi occorrono più di frequente quando vi spostate, o più semplicemente da utilizzare come disco esterno per un computer portatile senza ridurne la mobilità e leggerezza.

Vediamo quindi quali sono le caratteristiche principali:

– Hard disk da 2.5″ da 7200 rpm
– Connessione ad alta velocità tramite USB3, retrocompatibile con  porte USB2
– Capacità da 500GB a 5TB
– Design compatto ed elegante con dimensioni di circa 11 cm x 8 cm x 2 cm
– Connessione plug and play
– Dispositivo autoalimentato tramite USB

Se pensate che questo Hard disk possa interessarvi potete cliccare il pulsante sottostante e acquistarlo su amazon tramite nostro link affiliato.

La versione desktop del WD Elements è un Hard disk da 3.5″ dalle dimesioni leggermente più grandi e più simile a quelle di un libro cartaceo di medie dimensioni e dal peso di circa 900g. A differenza del suo cugino minore, il WD Elements desktop ha bisogno di essere collegato ad una presa di corrente per essere alimentato (alimentatore ovviamente incluso quando acquistate l’hard disk); questo hard disk è quindi meno manegevole ma riesce ad avere capacità di molto superiori, è quindi più adatto ad un utilizzo orientato al backup di una grande quantità di dati, nonostante in una comune ventiquattrore da impiegato può starci comodamente senza problemi (alimentatore incluso).

Vediamo quindi quali sono le caratteristiche principali:

– Hard disk da 3.5″ da 5400 rpm
– Connessione ad alta velocità tramite USB3, retrocompatibile con porte USB2
– Capacità da 2TB a 14TB
– Design compatto ed elegante con dimensioni di circa 13 cm x 17 cm x 5 cm
– Connessione plug and play
– Alimentatore e adattatore inclusi

Se pensate che questo Hard disk possa interessarvi potete cliccare il pulsante sottostante e acquistarlo su amazon tramite nostro link affiliato.

Per questo episodio inaugurale del 2020 è tutto, vi ringrazio della lettura e del sostegno; se vi è piaciuto continuate a seguirci e condividete l’articolo con i vostri amici. Qui sotto vi lascio come al solito i link della nostra sezione hardware (in caso vogliate leggere altro riguardo all’argomento trattato oggi), oltre alla pagina FaceBook e canale YouTube per rimanere sempre aggiornati sul nostro lavoro.

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Recensioni del mese: Special edition Natale 2019

Episodio speciale di Natale della nostra rubrica dedicata alle recensioni dei migliori componenti hardware disponibili sul mercato e per i quali facciamo delle brevi recensioni, in modo che possiate farvi un’idea precisa se sono prodotti utili e adatti a voi e alle vostre esigenze.

Per questa edizione speciale ho deciso di parlare di 3 prodotti di fascia economica che possono rivelarsi delle ottime idee regalo dell’ultimo minuto:

GameSir tastierino gaming

Come primo prodotto ho scelto un keypad ergonomico solitamente utilizzato dai gamers, ma che per noi giocatori di poker torna molto utile quando vogliamo multitablare comodamente con l’utilizzo di hotkeys e tenendo anche la mano sinistra in una comoda posizione di riposo.

Proviamo quindi a riassumere le principali caratteristiche di questo prodotto:

  • 34 tasti programmabili su qualsiasi tasto o combinazioni di tasti della tastiera
  • Design ergonomico e regolabile per un comfort ottimale di mano e polso
  • Collegamento tramite cavo USB senza bisogno di installare nessun driver
  • Retroilluminazione a LED personalizzabile
  • Ottimo rapporto qualità prezzo per un prodotto di fascia medio-economica

Se pensate che questo tastierino gaming possa interessarvi potete cliccare il pulsante sottostante e acquistarlo su amazon tramite nostro link affiliato.

Anker Mouse verticale wireless

Secondo prodotto di oggi un mouse verticale wireless targato Anker (sì lo so sono fissato con questi mouse), di fascia economica che pero’ non ha nulla da invidiare ai suoi cugini più costosi. Come ho scritto in precedenza in altri articoli personalmente preferisco i mouse con cavo, ma con un minimo di attenzione a non rimanere senza batterie durante la sessione, direi che sono quasi equivalenti e ci si può tranquillamente basare sulle preferenze personali piuttosto che sulle specifiche tecniche (se non siete dei pro gamer che con 1ms di delay in meno ci vincono i mondiali).

Vediamo dunque quali sono le caratteristiche di questo mouse:

  • Mouse ottico verticale ed ergonomico per una corretta posizione di mano e polso
  • Nano ricevitore USB plug & play per la connessione wireless del mouse
  • Regolazione del puntatore a 800 1200 e 1600 DPI per una velocità ottimale e personalizzata
  • Superficie satinata per un grip ottimale del palmo sul mouse
  • Tecnologia OTT per un’ottima resa del sensore su diverse superfici
  • 2 tastini avanti/indietro posizionati vicino al pollice per una migliore navigazione
  • Tasto per regolazione DPI posizionato vicino alla rotella per lo scorrimento

Se pensate che questo mouse possa interessarvi potete cliccare il pulsante sottostante e acquistarlo su amazon tramite nostro link affiliato.

MAD GIGA kit Mousepad + poggiapolsi

Terzo e ultimo articolo di oggi è un mouse pad ergonomico per mouse NON verticali, ottimale per mantenere il polso in una posizione comoda di riposo durante l’uso; in abbinamento a questo pad vi è anche una sorta di poggia polsi da tenere di fronte alla tastiera in modo da avere una posizione comoda anche quando scriviamo.

Vediamo quindi quali sono le caratteristiche principali:

  • Mouse pad di dimensioni 25 x 23 x 2.2 cm, pad tastiera di 46 x 8.5 x 2 cm
  • Pad da tastiera pieghevole per riporlo senza occupare spazio quando non è in uso
  • Materiale di ottima qualità: memory foam e silicone
  • Superficie del pad antipolvere, impermeabile e ottimale per una resa impeccabile dei puntatori dei mouse
  • Base del pad antiscivolo

Se pensate che questo mouse pad possa interessarvi potete cliccare il pulsante sottostante e acquistarlo su amazon tramite nostro link affiliato.

Per questo speciale episodio natalizio è tutto, vi ringrazio della lettura e del sostegno; se vi è piaciuto continuate a seguirci e condividete l’articolo con i vostri amici. Qui sotto vi lascio come al solito i link della nostra sezione hardware (in caso vogliate leggere altro riguardo all’argomento trattato oggi), oltre alla pagina FaceBook e canale YouTube per rimanere sempre aggiornati sul nostro lavoro.

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